8 marzo : festa di chi?, o la fregola da scapaccione!

ISLAM

Mi prudono le mani. Sì, un formicolio inarrestabile me le mette in fibrillazione innanzi certe zitelle e ziti, donne ed uomini, che hanno abbondantemente superato i trent’anni, addirittura i cinquanta e continuano a comportarsi da adolescenti (adolescens = in via di crescita).

Che ci volete fare, ritorno spesso in tema, perché non li sopporto punto, questi fautori di un degenerato edonismo, ritenendoli correi dell’inarrestabile declino demografico del Belpaese.

Viaggi, campionato di calcio, palestra, diete, compagnie frivole da osteria (detto termine, frivolo, Festo, grammatico romano, lo applicò ai cocci rotti : sunt proprie vasa quassa), eternamente col calice alzato, false, imbarazzanti risate a getto continuo, pose da DJ di quarta categoria e niente più.

No, anzi, va detto che una “dote” in abbondanza ce l’hanno : il cinismo.

Infatti, se ti ammali, se scivoli nell’imbuto che porta inevitabilmente ogni essere vivente alla morte, zacchete, in un puff (soffio) sono tutti spariti.

Quindi, se tenete a certe “amicizie”, TRE imperativi sono categoricamente da rispettare :

non v’ammalate, non terminate in ospedale, non crepate, perché la loro mondana estrema unzione ve l’avranno già impartita sin dal primo istante nel quale vi sapranno in difficoltà e non li troverete mai al vostro capezzale né di lassù li potrete scorgere, seguendo addolorati il vostro feretro. Poverini, vanno necessariamente compresi nel nulla del pensare positivo alla Jovanotti, per intenderci. E non solo queste caricature appaiono, per dirla ancora alla Festo, come cocci rotti (frivole) ma rompono pure, e tanto. Me ne discosto platealmente, ma come gramigna le ritrovo ovunque e sotto ogni spoglia.

Ed allora ascolto interdetto lo zito mussoliniano, “dotto” ultracinquantenne, che vaneggia di un virile ritorno al Ventennio, dimentico però che Zio Benito applicava un’impietosa tassa anagrafica crescente ai maschietti che non si fossero accasati e che non avessero contribuito fattivamente alla nascita di combattivi Figli della Lupa, tacciandoli per giunta di latente omosessualità.

Per non parlare dei guerrieri neocamerati di ogni Curva Nord dello Stivale (che il globo va a catafascio e seguitano, annullandosi, berciando : Forza X, Y, o Z, alè, ooo ooo!), soci, si fa per dire, del “dotto” di cui sopra, e tanti di loro ziti anch’essi, preoccupati soltanto di poter vantare un nutrito numero di follower da stadio.

Adoratori di molto preoccupante sulfureo altro, sia il “dotto” che i neocamerati, sempre con i canini scoperti verso la Chiesa e chissà perchè, ultimamente, finanche contro la Santa Inquisizione (nata nel 1184 durante il Concilio di Verona, sotto Lucio III e Federico Barbarossa e terminato il suo “impegno” in Europa a Leicester, Inghilterra, nel 1717 : 10.000 (?) giustiziati in 5 secoli), ma fieri sostenitori  deifilantropi” di Hezbollah, tra l’altro “dimentichi”, entrambi, che sotto le grinfie di nazifascisti, stalinisti, maoisti e maomettani nel XX° secolo furono assassinati 45.000.000 di cristiani !!!

E non vogliamo considerare per di più la sciovinista in grembiule da “caffè espresso” che strepita contro i clandestini, che le rubano l’esistenza, che si infilano nel nostro tessuto sociale, depredandolo, ma che nei suoi primi cinquant’anni, carogna se una sola volta avesse decentemente provato a metter su famiglia, generando delle piccole (da lei tanto amate) camicie nere, futuri difensori dell’italico suolo dai tanto temuti barbari invasori?

L’ennesima condannata ad esser zia (e non solo zita) vita natural durante, praticamente.

Per non parlare dei cattocomunisti e dei loro sodali post comunisti, che, sì, accogliamo tutti i fannulloni d’Africa e d’Asia, ma, please, che non sia mai effettivamente a casa nostra, come se il benessere dell’Italia appartenesse soltanto a noi patrioti.

Ma quelle che oggidì mi mettono in agitazione, e cui soprattutto è dedicato il presente scritto, che mi causano l’involontario agitarsi delle articolazioni periferiche, sono le neo femministe.

Hanno organizzato, redivive amazzoni, scioperi in tutto il mondo, Italia compresa, aderendo all’iniziativa del movimento argentino “Ni una menos”.

Susanna Camusso, cerbero CGIL, ha opposto però un secco NO!, tacciandole di superficiale simbolismo (una volta tanto mi trova d’accordo), negandogli solidarietà e facendole infuriare.

Insomma, m’hanno talmente stuccato, che a loro oppongo e propongo esclusivamente ciò che hanno detto e scritto donne col sale in zucca :

“… Se le donne ai posti di comando possono comportarsi come gli uomini, questa non è una sconfitta del patriarcato, ma solo un patriarcato con dentro le donne …”, ha commentato a Vox Jessa Crispin, autrice di  “Why I am not a Feminist”.

PAZZE

A questa dichiarazione aggiungo “Mollate tutto, facciamola finita col femminismo”, il libricino nel quale Annie Le Brun, già negli anni ‘70, allertava il mondo tutto sul disastro sociale cui avrebbe condotto l’insensatezza alienante delle teorie femministe, da cui estrapolo :

“… Il rifiuto dell’Altro comporta tragicamente la perdita d’identità di colui che lo esprime. In questo senso l’affermazione della “femmellitude”, oscillante tra la negazione dell’individualità maschile e l’esaltazione della massa femminile, partecipa al più alto grado a questa violenza normalizzante che contrariamente a quanto ci si vorrebbe far credere, non è né maschile né femminile ….”.

Oh, e badate bene che le perennemente infuriate Gòrgoni sono quelle che, congiuntamente agli omosessuali, si accovacciano ai piedi degli islamici, rigorosamente velate e inveendo contro l’Occidente, che tutto gli permette.

Boh!, chi le capisce, è bravo.

LOCAS

Uhm, Signore, mi riprende il prurito alle mani e che voglia di mollare qualche salutare, politicamente incorrect, scapaccione :

uhmmmm!

Leandro Raggiotti

Perugia, 08 marzo 2017

Viva la vita, abbasso la morte!

paraplegia

Che ne pensi tu, Leandro, del suicidio assistito?”, mi ha chiesto ieri una mia conoscente cinquantenne, mentre arrancava disperatamente su per un’erta perugina, ansimando, sbuffando e caracollando come un orso, devastata com’è da mille e un acciacchi.

“Eh, che ne devo pensare, cara?. Innanzitutto pena smisurata per quel quarantenne, che non ne poteva più di patire dolori psichici, morali e fisici. Poi, sconcerto per la scelta elvetica in termini economici, quando un flacone di Fenobarbital ti viene a costare qualche diecina di euro e ben si sa che, unito ad altri farmaci, può facilmente “stenderti”. Sulla ignobile speculazione politica dei soliti tristemente noti beccamorti, invece, per mera decenza, preferisco glissare”.

Solleva la testa, la tapina, come un moderno, addolorato, caravaggesco San Giovanni decollato e, inalando aria a pieni polmoni, con immensa fatica, rantola :”Ma lo sai che in Svizzera, Olanda, Belgio, Canada, Giappone, Colombia, Stati uniti d’America, Lussemburgo, Spagna, Germania l’eutanasia è legalizzata o comunque non perseguita?”. Ed io, con infinita tenerezza, le afferro il capino piegato e le sussurro :”Ma lo sai, cara, che tu in Svizzera, Olanda, Belgio e Canada, eccetera, mal ridotta come sei, saresti di già candidata alla punturina?”.

Mi fissa tra la stupita e l’offesa e se ne va senza proferire verbo. Amo camminare a piedi e questo mio girovagare urbano mi fornisce spunti di conversazione infiniti. Ed infatti, prima di tornare a casa, mi imbatto nel biblico Geremia, versione in gonnella, bislacca ultraottantenne, che nemmeno mi saluta, quando mi incrocia, ma non per maleducazione se non per subito snocciolarmi le patologie che l’hanno subissata nell’ultima settimana. E giù la gragnuola di mali, con in testa il diabete, che le procura soprattutto disturbi alla vista, e non dimentichiamoci dell’anca, per favore.

“Che dolori che mi da, dopo l’intervento chirurgico di alcuni anni or sono. Non riesco a dormire se non un’oretta, perché appena mi giro nel letto, eccoti che mi sveglio e sono costretta ad alzarmi. Non ne posso più! Perché non mi raccoglie il Signore?”.

Già, medito silenziosamente io : perché no, o Signore?

Decrepita, ma informatissima su Fabiano Antoniani, alias Dj Fabo, oltre che su terapie e medicinali, mi confessa candidamente che ha fatto proprio bene quel ragazzo (40 anni aveva e tuttavia ragazzo, bah!) a scegliere la morte per interposta persona. Spaventato e stanchino di queste sostenitrici della orripilante e nera mietitrice, anche alla storta cariatide rammento che nelle sue condizioni fisiche, se fosse una Legge dello Stato a decidere per noi le fasi ultime della vita, sarebbe stata interrata da un pezzo. Neanche lei la prende granchè bene, ma non ribatte e se ne va zigzagando, appoggiata al suo bastone. Nell’ultimo tratto di strada, prima di raggiungere casa, evito accuratamente ulteriori, nefasti incontri, appiattendomi pure dietro un furgone per sfuggire al terzo menagramo con tendenze suicide/omicide e inevitabilmente mi pongo a riflettere sulla cultura di morte che sta sopraffacendo quella della vita in tutto il cosiddetto mondo progredito.

Che il diavolaccio fosse sordo, perché non si sa mai cosa potrebbe accaderti, ma tutto questo agitarsi per eliminare le sofferenze altrui mi sa tanto di ferrea volontà di scansare le proprie, di pene, quando si pone in gioco la nostra esistenza, perdendola totalmente, stando dietro a persone bisognose di cure e di tanto amore. Ricordo la vicenda della mia secondogenita Lucrezia Valentina, la quale per 28 anni dipese da me e sua madre. Non credo, anche avesse potuto esprimere il suo parere, avrebbe mai optato per la morte a prescindere. E così, reggendo la mano a malati terminali, persone carissime, salvo un caso (ma solo perché non si perdonava certe colpe come padre), ho recepito la volontà di abbandonare a cuor leggero questa valle di lacrime, meno che mai il desiderio che si legalizzasse la pena capitale ad opera dei falsi buonisti, indorandola come dolce morte.

morte

Eutanasia, aborto, soppressione dei disabili, dei vecchi, delle persone diventate socialmente improduttive, insomma tutto questo macabro inneggiare “Viva la morte!” non mi piace per niente.

“Viva la vita”, allora, anche se a volte costa terribilmente fatica.

Leandro Raggiotti

Perugia, 01 marzo 2017

I socialdemocratici di Svezia e le “canne” di Trump!

svezia-felix

I socialdemocratici svedesi da domenica scorsa sfogano la loro cocente frustrazione, causa la criticissima situazione socio-economica nazionale e il conseguente risentimento popolare, postando commenti irriverenti su facebook e twitter circa la gaffe di Trump sul mai compiuto attentato in Svezia giorni addietro.

Non sembra proprio restargli altro se non l’invettiva offensiva contro chiunque costituisca una seria minaccia alle loro poltrone.

Ma esiste una profonda ragione a questa diversione informativa.

Centinaia di migliaia di loro compatrioti, novelli paria, dal portafogli tristemente sguarnito, avendo ben chiara in testa la spiegazione all’attuale loro terribile situazione finanziaria, impoveriti, spaventati e sempre più inferociti li stanno abbandonando, svoltando decisamente a destra.

Non accettano che in nome del dio petrodollaro venga perpetrata a loro danno la sostituzione etnica, culturale e religiosa. Occorre sapere per di più che nell’ex isola felice del tempo che fu, alle donne viene da anni raccomandato di non uscire da sole dopo il combrunare. Si è involuta, infatti, la patria del tutto è consentito, nella terza nazione al mondo per stupri, dopo Sud Africa e Lesotho.

In quarant’anni i crimini violenti sono aumentati del 300% e gli stupri (di gruppo, prevalentemente) del 1.472%. Il 75% dei maomettani che vi prosperano (oltre un milione su 9.500.000 abitanti circa ed in progressiva, inarrestabile crescita) ha scelto i Socialdemocratici alle elezioni del 2006, mantenendoli ben saldi alle loro cadréghe e ricevendone in cambio eterna riconoscenza sotto forma di benefici a non finire.

Un patto scellerato, una perversa simbiosi, tradotti in una moderna messa in pratica del classico cavallo di Troia da parte dei nemici dell’Occidente dal 622 era cristiana, ovvero penetrare in profondità un sistema democratico per in seguito annientarlo.

Data la bassa fertilità delle loro donne, in meno dello spazio di una generazione i biondi e pallidi scandinavi costituiranno una minoranza a casa loro. Nonostante, poi, che con i maomettani ogni forma di pacifica convivenza sia chiaramente impossibile, politicanti, autorità e certa stampa (come in Italia e nel resto del Vecchio Continente, d’altronde) ottusamente negano tuttavia di considerare l’islam come una minaccia alle proprie esistenze e chiudono gli occhi di fronte all’applicazione costante della sharia in terra di Svezia.

E nel frattempo che 250.000 pensionati locali sopravvivono sotto la soglia di povertà indicata dai parametri UE, nel 2015, per i richiedenti asilo, sono stati sperperati 70 miliardi di corone ( 8,4 miliardi di dollari ), più di quanto costino assieme le forze di polizia e il sistema giudiziario, più dell’intero budget per la difesa nazionale e il doppio di quanto stanziato in benefit per l’infanzia, mentre gli USA, con 320.000.000 di abitanti, hanno speso 1,56 miliardi di dollari per i rifugiati.

Il bello, e si fa proprio per dire, di questo vertiginosa eutanasia è che i clandestini, fra l’altro, non riescono quasi mai ad inserirsi lavoristicamente e restano per anni a ciondolare nelle bellissime strade delle città svedesi in attesa di qualcuno su cui riversare un ”mondo di attenzioni”.

maometto

Quindi, che Catarina Axelsoom, ambasciatrice svedese a Washington, abbia chiesto subito spiegazioni alla Casa Bianca, per la sparata di Trump, alla fin fine lo capiamo, almeno la faccia la deve salvare, ma che l’ex premier Carl Bildt (Primo ministro della Svezia dal 1991 al 1994 e leader del Partito moderato dal 1986 al 1999) su Twitter, con inappropriato sarcasmo, si sia domandato cosa mai si fosse fumato il Presidente degli States, lo ritengo un boomerang politico di fronte ai suoi esasperati connazionali.

Ragion per cui la domanda sorge allora spontanea :

se la situazione è quella freddamente raccontata dalla statistica ufficiale ( Swedish National Council for Crime Prevention e Gatestone Institute : “La Svezia sull’orlo del collasso” di Ingrid Carlqvist, 20 ottobre 2015 ), per ritrovarsi in un caos di siffatta portata, cosa e in qual quantità ne avranno fumata di robaccia i suoi governanti degli ultimi decenni?.

Leandro Raggiotti

Perugia, 21 febbraio 2017

La ruota degli esposti.

ruota-degli-esposti

In un’Italia, in un mondo dove conta l’apparire, il viaggiare e postare relative immagini non c’è quasi mai posto per i figli. Zuzzurelloni, uomini e donne, affaticati nel sopportare gravosi ritmi circadiani, scanditi da feste, festini, apericena, frivolo neologismo che sta ad indicare un frettoloso rendez-vous serale a base di stuzzichini e tanto, ma proprio tanto alcool, perché fa figo!

Fino a trent’anni d’età e nel fine settimana, potrei sopportarlo, simile modo d’esistere, ma quando vedo pelate “autorevoli” o scalpi incanutiti di ultra quarantenni e finanche più, giocare all’adolescente, beh, mi vien da piangere. Per loro, ovviamente. Detti festaioli impenitenti, comunque, ad un certo momento, con o senza titolo di studio, con o senza portafogli rigonfio, s’accorgono che la vita è data per un ristrettissimo periodo di tempo. Non per tutti, poi, e proprio corto. Subentrano, allora, le crisi più violente e nere e finalmente (una minoranza, ma sempre troppo tardi) cominciano febbrilmente a guardarsi attorno per incrociare l’anima gemella.

Ad alcuni ne è concessa l’opportunità ed immediatamente si da il via alle tardive maternità, che hanno prevalentemente origine da sforzi da laboratorio invece che dall’immutabile rapporto uomo/donna. Allora, dopo il lieto evento, oltre tempo massimo, fuori da asili e scuole si scorgono attempati signore/i, dall’aspetto di nonne/i, piuttosto che quello di mamme e papà.

E a tutti gli altri, invece, a quella sterminata massa di impenitenti gaudenti, che non desiderano crescere nemmeno sotto tortura, cosa riserva il destino?

Rifiutando l’essere consapevolmente uomini e donne, nati per condividere la più esaltante delle avventure, quella di un’intera vita trascorsa insieme, con la speranza di mettere al mondo degli eredi, imperterriti seguitano a gettarsi con rinnovato ardore nella loro orgia esistenziale.

E guai all’intoppo che dovesse sopraggiungere sotto forma di indesiderato pargolo.

O aborto fatto eseguire consensualmente, per seguitare ad “onorare” il patto scellerato dell’edonismo sfrenato, o la donna, adolescente, ma oggi sempre più adulta, se non vecchia, per essere primipara, si ritrova da sola ad un bivio esistenziale terribile. Ammazzare nel proprio ventre una creatura che non aveva chiesto di venire alla luce o sobbarcarsi da sola un carico notevole. Qualche domenica fa, conclusa la messa, prima della benedizione, una signora è salita all’ambone e ci ha fornito alcune informazioni in merito a questo scottante problema. Le mamme non sono più abbandonate a se stesse e a Perugia e in tutta l’Umbria sono funzionanti i Centri di aiuto alla vita con volontari e concreti aiuti economici per tutte quelle donne che, sebbene sole, non ne vogliono sapere nulla di straziare la loro stessa carne. L’iniziativa che più m’ha colpito è stata il ripristino della Ruota degli esposti, che non si chiama più così, ma Culla per la vita ed ignoravo che anche presso il Santa Maria della Misericordia di Perugia e l’ospedale di Città di Castello ne fossero state messe in funzione. La puerpera può adagiare il neonato su questa cesta, facendo scattare un richiamo acustico ed immediatamente sopraggiunge del personale addetto, che se ne prende cura.

Un argine a quella strage degli innocenti (attorno ai 50.000.000, annualmente, nell’intero globo e 1 ogni 5 minuti in Italia, secondo il periodico Lancet, che diffonde i dati fornitigli dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) anche di evangelica memoria :

Mt 2, 1-16, con Erode il Grande, re della Giudea, nel ruolo di imputato principale, che agita la mia, le nostre (?) cattive coscienze. Chissà se la signora Bonino, quando richiede per la nostra Italia l’ulteriore ingresso di 1.600.000 stranieri, fa memoriale delle sue imprese anti-vita negli ultimi quarant’anni?

erode

Amorevolmente ci ricordava Giovanni Paolo II :

Non si può essere coerenti pacifisti ed ambientalisti se non si è anche contrari all’aborto. Quante volte purtroppo è stato presentato come diritto e segno di civiltà quel che è invece crimine aberrante nei confronti del più indifeso degli esseri umani!”.

Parole sante, è il caso di sottolineare.

Leandro Raggiotti

Perugia, 13 febbraio 2017

Caccia addio!

caccia-2

La scorsa settimana scrivevo il mio parere sulla “fregola” da lupo che sembra stia possedendo irresistibilmente nembrotti dal grilletto facile (per niente parte in causa), allevatori ( con tutti i diritti del mondo di difendere il loro bestiame), animalisti (e su questi preferisco sospendere ogni giudizio), ambientalisti-conservazionisti, apprezzabili diversamente, che intignano, però, nel proporci modelli comportamentali per noi inarrivabili, citando esempi di prelievo mirato dell’odiato predatore in Norvegia, Svizzera, Slovenia e Stati Uniti d’America.

Delle due l’una, o questi ultimi risiedono stabilmente sulla luna o mentono consapevolmente, tenendo in conto che l’Italia non possa minimamente paragonarsi a quelle nazioni dal punto di vista del rispetto delle regole.

I miei parenti acquisiti di Denver, Colorado, beati fra lupi, puma, cervi ed orsi, che gli scorrazzano nei giardini di casa, hanno dei guardacaccia che sono delle autorità, nel senso più stretto del termine, esercitanti diritto di “vita e di morte” per ciò che concerne la gestione faunistica. Non solo non permetterebbero a chicchessia di interferirvi, ma perfino chirurghi affermati, avvocati di grido, ingegneri nucleari, premi Nobel di vattelapesca che, chi volete voi, insomma, si sognerebbero mai di suggerirgli il da farsi nel loro specifico campo. In Italia, no, tutto il contrario. Dato che l’Abilitazione all’attività venatoria è rilasciata con leggerezza da soggetti che a volte neppure condividono tale passione, ci si ritrova per boschi e campi degli emeriti sprovveduti, che discettano su tutto, senza sapere alcunché, perennemente immersi nel cicaleccio da fumosa atmosfera tipica di qualsiasi Bar dello Sport. Con Licenza di porto di fucile in mano, senza tema di smentita, li si può tranquillamente definire SOMARI PATENTATI. Se per di più, putacaso, avessimo a che fare con un professionista, magari affermato, e gli si aggiungesse l’aggravante di essere un politicante in cerca di consensi, apriti cielo!. Se anche donna, e per giunta carina, mamma mia!

Allora sì che verrebbe data la stura ad ogni amenità possibile ed immaginabile, facendo a gara inoltre per superarsi nel promettere sparatorie a non finire. Tanto che gli importa, niente di tutto quello di cui blaterano si concreterà. L’unico, tangibile risultato che raggiungono, invece, è l’innalzamento del livello di scontento che serpeggia nella massa ancora enorme di Fantozzi all’apertura della stagione di caccia con uno schioppo in mano. Caricaturali personaggi, incapaci di distinguere correttamente una specie da un’altra.

orso

Per dimostrarvi che stia effettivamente raccontando soltanto ciò cui sono andato incontro, confrontandomi con i soloni di cui sopra, vi sottopongo l’estratto di un breve scritto di uno di questi “maestri” di caccia a me indirizzato tre anni fa.

“Gentile signor Raggiotti, ………………….. mI permetto solo di dirle che dal punto di vista cinegetico apprezzo mille volte di più un tesista che riesce, dopo il lancio di 4 o 5 volantini e con il buon lavoro dei vivi a staccare un fischione da un branco e a farlo venire a vedere il gioco, rispetto a un selecontrollore che tira a un capriolo dal finestrino della macchina o, al massimo, che scende per tirare dal cofano…….”.

caccia-addio

Così, perché ogni termine ha il suo stretto significato e usarlo a sproposito rivela i disinformati e presuntuosi che siamo, CINEGETICO deriva da kynèghetikè (technè), arte, tecnica della caccia (esercitata con i cani), composto, infatti, da kyon-kynòs (cane) e da un derivato di òghein, spingere, condurre. E che accidentaccio c’entra con la tiritera successiva propinatami, che sta esclusivamente a dimostrare che nel nostro settore non c’è più un palmo di terra pulita, se alcuni cacciatori di selezione si comportano da briganti, sparando in maniera illegale? Desolatamente niente, di fatto.

E badate bene che quel signore era considerato una guida a livello nazionale, scrivendo su riviste specializzate. Uno che adoperava parolone di cui non conosceva lontanamente il significato, preposto a condurre metaforicamente per mano un esercito di altrettanti ignorantelli (venatori, e non solo) : mah, mah ed ancora mah!.

Ben si evince che con questi compagni di viaggio è molto meglio fermarsi e discostarsene, tanto più che Consiglio di Stato, Ministero degli Interni, prefetture e questure sono impegnati come non mai nel frapporre ostacoli di ogni sorta a detentori ed utilizzatori di armi da fuoco e che nell’arco di una generazione di seguaci di Diana si sentirà più poco parlare, presi come sono i nostri nemici giurati da furore ideologico falso buonista.

Ah, se gli odiosi anticaccia a prescindere dovessero organizzare un altro referendum abrogativo, so mica se starei anch’io dalla loro parte stavolta.

Poi, se i benefici effetti della dottrina di Trump produrranno apprezzabili risultati perfino alle nostre latitudini, liberandoci da un mucchio di indesiderati parassiti, beh, ne riparleremo da tutt’altro punto di forza, quando sarà sopraggiunto l’agognato momento della liberatoria riscossa. Chissà?

Leandro Raggiotti

Perugia, 06 febbraio 2017

Nessun lupo sarà mai come un qualsiasi uomo!

vergogna

I “padroni del vapore” hanno ridotto gran parte della terra ad una discutibile marmellata etnica, essendosi affannati come non mai per limare, annullare scogli culturali, religiosi, morali fra i vari popoli. Uno sforzo immane per disporre di una massa di docili consumatori, degli ebetini da indirizzare alla spesa, secondo mercato. Un esercito sterminato di acefali, pronti a muoversi secondo la volonta dei grandi burattinai. Obiettivo fondante dei dittatori della new economy, dalla fine del secolo scorso, accrescere senza limite il volume dei loro portafogli senza lasciare spazio ad un adeguato sviluppo sociale. Nonostante gli affari gli vadano a gonfie vele, però, dallo scorso 20 gennaio hanno il fiato corto, si sentono minacciati. Dalla Cina a New York, il cielo si è riempito dei loro disperati ululati.

Mussolini, non a torto, quasi cent’anni fa, li definì plutocratici (plutos = ricchezza; krateo = dominio) e falsi democratici.

In effetti, detto ristrettissimo circolo dell’alta finanza, quella che beneficia a dismisura della delocalizzazione a tutti i costi e che impoverisce, di conseguenza, gli abitanti dell’emisfero nord del pianeta, è in ambasce perché Trump vuol rendere il suo un Paese sicuro, ripristinando il concetto di confine nazionale sacro ed inviolabile e dare lavoro prima agli statunitensi. Mah!

Oh, il bello, e si fa proprio per dire, che i fieri, danarosissimi avversari del neo presidente gringo riducono in brache di tela classi media ed operaia del cosiddetto mondo progredito (sindacati, se ci siete, battete un colpo!) e al contempo, pervicacemente, mantengono in miseria le terzomondiste masse di diseredati, sfruttandole senza pietà, dall’Estremo Oriente alle Americhe, passando per l’Africa (associazioni umanitarie, sussurrate qualcosina, no?).

Intanto che al di là dell’Atlantico i sedicenti libertari si comportano da sovversivi sobillatori, sovvenzionando quotidiane manifestazioni di piazza, che succede all’Europa dei super pagati burocrati del Parlamento di Bruxelles? Corto circuito totale perché noi sudditi iniziamo a ribellarci alla balzana ed esiziale idea che il nostro Vecchio Continente debba per forza cadere alla mercè di popoli interi in spostamento, i quali, fra l’altro, mai vorranno integrarsi con tradizioni, culture, religioni che vi troveranno. Se ci si fa mente locale, a detti atteggiamenti, c’è di che rimanere basiti. I ricchissimi “amici” della sconfitta Hillary, negli States, e dei post comunisti al governo in Italia, Germania, Francia e via di seguito, che odiernamente berciano contro l’innalzamento di ostacoli a migrazioni epocali, sono i medesimi personaggi che, fino a tutti gli anni ’80 del secolo scorso, sostenevano la legittimità dell’esistenza del muro per antonomasia. Vi ricordate, sì, il Muro di Berlino e quelli innalzati dall’intero Blocco Sovietico e dai suoi satelliti, anche definiti paradiso terrestre dai seguaci di Stalin, dotati di granitici cervelli in cui il minimo dubbio nei confronti dell’agire del Capo Supremo era considerato peccato mortale? Ancora mah?!

E nell’ex Belpaese, in questo sconvolgimento galattico, cosa sta avvenendo? Il nostro paesello, entità geopolitica sempre più astratta e nebulosa, sta annaspando in un debito pubblico da repubblica delle banane. Gruppi di potere, che sostengono di rappresentare tuttavia un qualche sentire delle masse, mentre le nostre frontiere sono diventate linee fantasiose su un incendiato mappamondo, appaiono totalmente incapaci nel gestire decentemente la Cosa Pubblica ed agire per il Bene Comune. Corruzione, giustizia dai tempi biblici, cui si aggiungono, non richiesti, terremoti, alluvioni, miseria galoppante, crimine dilagante a tutti i livelli, con delinquenti nostrani ed esteri, importati quotidianamente a ritmi vertiginosi, non ci danno requie. Insomma, un pericoloso campo minato, o no?

Eppure il problema per alcuni italiani (cacciatori, allevatori e insospettabili protezionisti) da qualche giorno è un altro : riaprire la caccia al lupo! Sto scherzando? Non direi proprio, considerata la furibonda polemica, con inevitabile corollario di insulti e minacce ai proponenti, scatenata dalla possibilità di tornare a perseguitare con tanto di avallo normativo questo magnifico predatore. Improponiblie soluzione in Italia, dove l’etica neanche si sa dove abiti, e che ha fatto scendere sul piede di guerra milioni di animalisti e non.

Come esposto anche in un precedente articolo intitolato: ”Norcia, 06 marzo 2016 : il convitato di pietra, il lupo!”, gli unici che vantano il dovere/diritto di difendere il proprio patrimonio zootecnico sono gli allevatori. Che siano messi da subito, allora, nelle condizioni di applicare il sacrosanto principio della legittima difesa alle loro esistenze e patrimonio a quattro zampe, poco cari legislatori nazionali.

All’insegna del quieto vivere, inoltre, lasciamo pure stare il non insignificante particolare che siamo loro “soci“, sopravvivendo, essi, di sovvenzioni, soldi pubblici, prelevati dalle imposte gravanti sull’intero popolo italiano e che ogni bistecca di agnello, vacca e cavallo, ingurgitata a tradimento dal briccone peloso, la paghiamo in larga misura tutti noi.

E perchè non rammentare, per di più, che ogni animale selvatico costituisce patrimonio indisponibile dello Stato? Bene, fissati invalicabili e necessari paletti, dunque, adesso si gridi a perdifiato che i cacciatori non vengano mai fatti entrare in questa gestione (ma quale?), che si trasformerebbe istantaneamente in indiscriminata uccisione.

Per anni operai in qualità di recuperatore di fauna in difficoltà e posso fornire un esatto bilancio del (pressochè quasi) mai felice incontro genere umano/selvatici : rapaci intossicati e presi a schioppettate, daini imprigionati nel filo spinato di un recinto per bestiame o travolti da un autoveicolo, così come caprioli e lupi (ad eccezione di una lupetta finita in una trappola per cinghiali, tutti stecchiti o agonizzanti). Io, personalmente, 4 o 5 lupi all’anno raccoglievo nel territorio di mia competenza. In tutta l’Umbria una ventina, fra i vari addetti. La stima, al ribasso, era che questa sfilza di morti per iinvestimento, ma soprattutto impallinati, avvelenati o incappati in antidiluviane trappole, rappresentasse 1/3 degli assassinati, su un ipotetico totale di 60 all’incirca. Considerando che il lupo è stato cancellato da secoli in Sicilia e in Sardegna, se si moltiplicasse (quel) 60 x 18 (le restanti regioni nazionali, qualcuna con superficie perfino tre volte quella umbra) si perverrebbe all’iperbolica cifra di 1.080. Sgrossando per le diverse densità regionali (in Pianura Padana, tuttavia, non sono stabilmente presenti), si potrebbe scendere sotto quota 1.000, finanche alla metà (500) di queste uccisioni, ma resterebbe pur sempre una quantità inaccettabile. Che, nonostante questo massacro, si voglia tornare a legalizzare una pratica mai estinta nella realtà dei fatti, non merita che un sonoro “andate in quel posto” tutti, ma proprio tutti gli ipocriti artefici di questa ennesima, italica bestialità.

Una preghiera, soprattutto ai sedicenti seguaci di Diana, pena perdita definitiva della residua credibilità : basta con le fantastiche storie dei lupi lanciati (sic!) dagli elicotteri in Valnerina o fatti uscire (9 in un sol colpo) da una Fiat Fiorino in quel di Bocca Trabaria (al confine umbro marchigiano). Incommensurabili idiozie che fanno il paio con quella di damigiane precipitate dal cielo e contenenti vipere, sempre a fini di “ripopolamento“. Ma va!

Profacole (in toscano, parabole per il popolo) buone solo per pazzi da legare e da internare immediatamente. Domandate, in proposito, ai vecchi abitanti della Tolfa, Lucania, Calabria, Abruzzi, Molise e Monti Sibillini : l’incubo dei vostri sanguinari deliri non se n’era mai andato. Attendeva solamente che si spopolassero montagne e colline dall’indesiderata presenza umana.

Aveva torto marcio Plauto, infine,  nella sua Asinaria a citarlo come modello, sentenziando che : “Lupus est homo homini, non homo….”, ovvero che l’uomo è lupo per l’altro uomo.
Questo nobile razziatore, infatti, non infierirà mai su un consimile del proprio branco. Il sadismo, la crudeltà gratuita, in tutto il regno animale sono emeriti sconosciuti.

Se quello sopra esposto è, comunque, il livello “culturale” dei nemici del sovrano dei nostri boschi, con l’aggiunta della foto da me propostavi, ritraente la testa mozzata di uno di questi magnifici nostri compagni di viaggio per mano di un empio, ben si riesce ad evincere che le bestie non sono gli animali, eh?

Leandro Raggiotti

Perugia, 30 gennaio 2016

In un Paese normale gli eroi non hanno ragione d’esistere!

toti4

Dal 24 agosto 2016 siamo sottoposti ad un per me insopportabile bombardamento mediatico con un termine che svetta su tutti gli altri : EROE! E m’è inevitabile ricollegarlo nel mio immaginario ad Enrico Toti. Un uomo straordinario, dotato di un incommensurabile amor patrio, che, nonostante gli fosse stata amputata la gamba sinistra in un incidente sul lavoro, non esitò a raggiungere i bersaglieri in prima linea, nelle trincee della Grande Guerra. Poco ad est di Monfalcone, a Quota 85, il 6 agosto 1916, nella vittoriosa sesta battaglia dell’Isonzo, più volte ferito, lanciò, comunque, in un estremo gesto la sua stampella contro gli austriaci, prima di cadere a terra morto. Ecco, quando penso alla parola eroe, mi vedo innanzi un uomo isolato, che compie un gesto disperato.

E m’inquieto, perché una Nazione che si rispetti non deve avere eroi, ma un’organizzazione puntuale, efficiente, militare o civile che sia. Le calamità che si abbattono ciclicamente e regolarmente sull’ex Belpaese mettono in risalto, sì, enormi doti individuali, smisurata professionalità, così come generosità e bontà d’animo, di volontari, militari e corpo sanitario, ma denunciano anche impietosamente certe nostre inestirpabili patologie croniche.Tanto per limitarci ad alcune, ricordo con estremo fastidio superficialità mista a cinismo. Ed in proposito, come commentare altrimenti il dilettantesco comportamento dell’incauto sciatore, il quale, con la sua richiesta d’aiuto, ha originato la caduta dell’elicottero del 118 a Campo Felice, causando sei vittime, egli incluso?.

E in aggiunta ai primi due italici difettucci, aggiungo qualunquismo a braccetto con opportunismo, sovrastati dal sempre italianissimo scaricabarile. Che dire infatti di battaglieri sindaci che minacciano ora sfracelli se non arriveranno al più presto soluzioni abitative per i propri terremotati compaesani in brache di tela da oramai cinque lunghissimi mesi?. Chi avrebbe dovuto, infatti, preoccuparsi di mettere in sicurezza le proprie cittadine in zone ad altissimo rischio sismico negli anni addietro?

E si potrebbe non disquisire sulla logica (extra)urbanistica che consentì di realizzare la smisurata struttura alberghiera di Rigopiano, ai piedi di un canalone di 1.000 metri del Gran Sasso? E i tecnici del municipio di appartenenza, Farindola, così come quelli della Provincia di Pescara e Regione Abruzzo, possibile che non si siano resi conto di certificare la possibilità di un futuro disastro? Si fa un gran sparlare dei politicanti, ma lor signori stanno nei posti di comando, perché dispongono di un seguito elettorale. Troppo facile gridare : “Governo ladro”, come se fossero marziani e non eletti da chi ha chiesto in continuazione sanatorie ad abusi edilizi e consequenziali condoni, aiutini vari, insomma. Impietoso, forse, rammentarlo ora, ma come si fa a privilegiare qualche posto di lavoro a discapito della vita umana? E il bello è che straparlano pure di sciacallaggio informativo, chi siede adesso sullo scomodo banco degli indagati! E per concludere, un pensiero sulla Protezione Civile. Vivendo in un territorio che si sbriciola soltanto a fissarlo intensamente, oltre ad esigere che ogni singola residenza venga adeguata a criteri costruttivi antisismici, non potrebbe, essa, predisporre per tempo un’adeguata quantità di casette in legno, per far fronte almeno alla minima delle ipotetiche necessità future? Non sarebbe auspicabile alla fin fine uscire dall’eterno stato di emergenzialità, considerando che al riparo di detta parolona prosperano nefandezze di ogni tipo?

Enrico Toti, riposa in pace e di lassù prega affinché la tua e nostra Italia non abbisogni oltre di eroi, ma solo di uomini che facciano rientrare nella normalità, sconfinante addirittura nella banalità, perfino gli interventi più eclatanti in contesti sconvolgenti.

toti-2

Leandro Raggiotti

Perugia, 25 gennaio 2017